Per comprendere davvero cosa rende efficace un corso di giapponese online, è fondamentale entrare nel merito del metodo di insegnamento. Ne abbiamo parlato con il prof. Yasuhiro Sugimori, docente con anni di esperienza nell’insegnamento del giapponese a studenti italiani in modalità live online.
“Il problema non è la difficoltà, ma l’isolamento”
“Molti pensano che il giapponese sia difficile in sé,” spiega il prof. Sugimori, “ma in realtà la vera difficoltà nasce quando lo si studia in solitudine. Senza confronto, lo studente non ha strumenti per capire se sta interiorizzando correttamente la lingua.”
Secondo il docente, grammatica e kanji non sono ostacoli insormontabili, purché vengano affrontati con una guida costante. “Durante le lezioni live posso intervenire subito: correggere una pronuncia, spiegare una sfumatura culturale, chiarire perché una frase ‘suona giusta’ oppure no. Questo tipo di feedback immediato è impossibile nei corsi registrati.”
Un metodo basato su progressione e consapevolezza
Nei corsi online live di JLC Italia, il metodo non punta alla quantità, ma alla progressione controllata. “Ogni argomento viene introdotto con un obiettivo chiaro. Non insegniamo una forma grammaticale solo perché ‘si usa’, ma spieghiamo quando, con chi e perché viene usata.”
Questo approccio aiuta lo studente a costruire una competenza solida e spendibile. “Il giapponese è una lingua molto legata al contesto. Se non si capisce il contesto, si memorizzano solo regole vuote. Il nostro lavoro è collegare grammatica, lessico e situazione comunicativa.”
Parlare fin da subito, anche con errori
Uno degli aspetti centrali del metodo è l’uso attivo della lingua già dalle prime lezioni. “Molti studenti hanno paura di parlare per timore di sbagliare,” racconta Sugimori. “Ma l’errore è parte del processo. Nelle lezioni live creiamo un ambiente sicuro, dove sbagliare è normale e utile.”
Attraverso domande guidate, brevi dialoghi e ripetizioni contestualizzate, lo studente prende confidenza con la lingua parlata senza sentirsi sotto pressione. “Parlare giapponese non significa essere perfetti, ma essere comprensibili e appropriati.”
Kanji e grammatica: meno paura, più metodo
Anche elementi temuti come i kanji vengono affrontati con gradualità. “Non li presentiamo mai come semplici simboli da memorizzare. Ogni kanji viene legato a parole reali, frasi e situazioni concrete. Questo riduce drasticamente la sensazione di sovraccarico.”
Lo stesso vale per la grammatica, che viene sempre applicata subito in esercizi orali e scritti durante la lezione live. “Studiare giapponese non è accumulare nozioni, ma allenare un meccanismo.”
Un consiglio per chi vuole iniziare
Il suggerimento finale del prof. Sugimori è chiaro: “Meglio poche lezioni ma regolari, seguite da un insegnante, piuttosto che studio intensivo e disordinato. I corsi live aiutano proprio in questo: creano ritmo, continuità e responsabilità.”
“Quando lo studente sente di essere seguito, il giapponese smette di sembrare una lingua lontana e diventa qualcosa di concreto, giorno dopo giorno.”



